il Sileighty degli innocenti
Di cose strane, nell’automobilismo degli anni 90, ne abbiamo viste. Molte volte si trattava di concept o esercizi di stile che, non sempre, rappresentavano lo stadio di evoluzione raggiunto dal modello a cui si desiderava dare continuità. Ma come del resto, come in tutte le cose, ci sono le eccezioni che confermano le regole; ed è proprio questo il caso della Nissan Sileighty. Siamo nel 1989 e la Nissan decide di lanciare sul mercato una serie di coupè, non impegnative economicamente, trazione posteriore e con una buona potenza.
Le auto in questione erano la 180SX, con i fari a scomparsa e venduta sul mercato americano con il nome di 240SX ed Europeo con il nome di 200SX. La Silvia, arrivata alla sua quinta generazione, che prendeva il nome di S13 al contrario aveva i fari fissi e non ha mai toccato l’Europa. Le Due vetture, anche se apparentemente diverse, condividevano lo stesso telaio, di tipo “S” (telaio che, peraltro, sarà al centro della storia del modello trattato in questo articolo).
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Il Giappone degli anni ’80 e ’90, dal punto di vista automobilistico, lo conosciamo un po’ tutti.
Nei passi di montagna erano a centinaia i ragazzi che si riunivano per sfidarsi o divertirsi nel drift.
Negli anni, il fenomeno, da semplice svago per qualche ragazzo con qualche grillo per la testa, diventò una vera e propria cultura del drift e dell’automobile in se. In questo contesto non era raro vedere una 180SX, anzi era forse la vettura più presente in quegli anni, guidata molto spesso da ragazzi alle prime armi, che cercavano l’ebbrezza del traverso e l’evasione da un noioso contesto provinciale, nell’aria di una notte satura dell’odore della gomma bruciata.

È palese il fatto che, data l’inesperienza dei giovani ”drifter”, queste povere 180SX e famiglia venissero picchiate su guardrail e muretti, danneggiando irrimediabilmente il frontale dell’auto. I ricambi erano costosi e la manodopera aveva cifre esorbitanti, tutto scaturito dal complicato e pesante sistema di fari a scomparsa. Molti, cominciarono a notare che gli attacchi delle parti anteriori della S13 erano, strano ma vero, compatibili con quelli della 180SX. Ed è logico pensare che, visto il costo più contenuto per i ricambi della Silvia, numerosi proprietari di 180SX e simili, all’occorrenza facevano questa singolare conversione. Nasceva,così,la Sileighty. Una vera e propria manna dal cielo per i drifter più accaniti, ma soprattutto squattrinati.

Questo strano nome è scontato, quanto dovuto. Infatti, non è nient’altro che l’unione di Silvia (Sil) ed 80 (eighty),quindi che la si chiami Sil80, Sileighty o Silvia + 180SX, a lei non dispiace.
Questo genere di trasformazioni avevano destato la curiosità di Nissan, in particolar modo se si parla di Kids Hearth, noto elaboratore giapponese con una mente geniale, ma con qualche rotella inevitabilmente fuori posto. Le conversioni a 180SX, per lui erano all’ordine del giorno, e visto gli accurati lavori che faceva, Nissan in persona gli commissionò la costruzione di 500 Sileighty ufficiali, con tanto di targhetta identificativa dedicata.
Le Sileighty by Kids Hearth avevano un equipaggiamento di tutto rispetto. Tanto per cominciare, venivano preparate con differenziale autobloccante e centralina AEM appositamente dedicata. L’assetto veniva abbassato e irrigidito a cui venivano abbinati un set di semi-slick stradali realizzate da Yomohama. Sul piano meccanico, invece, ci fu un vero e proprio lavoro ad hoc. Si alzò la pressione del turbo a 0,4-bar e l’originale CA18DET da 175 cavalli venne sostituito con un SR20DET, il tutto faceva salire la potenza a 230 cavalli. La produzione delle 500 unità iniziò subito dopo cessata la produzione della Silvia S13, ed ecco spiegato il motivo per cui queste venivano vendute nei Dealers Nissan e quindi considerate ufficiali a tutti gli effetti.

Nonostante il suo aspetto, non proprio filante e leggero, si guadagnò presto il suo posto nell’olimpo automobilistico, diventando un vero e proprio fenomeno pop con la sua comparsa su Granturismo e nel famosissimo manga giapponese Initial D, dato che era la vettura su cui correva il team impact-blue composto dal Mako e Sayuki, di cui ci ricordiamo tutti la storia col Sempai-Iketani.
Tornando a noi, la Sileighty non era sola, infatti a farle compagnia c’era l’Onevia. Che non era nient’altro che una 180SX col posteriore della Silvia S13. Stessa medesima concezione applicata solo all’inverso, la sua commercializzazione come veicolo esistente, e non versione in tiratura limitata è stata una scelta scaturita da necessita e non da mode. Dato che, la Silvia S13 aveva problemi di immatricolazione negli States per via dei suoi fari troppo bassi, allora si è ben pensato di montare il frontale con i fari a scomparsa sulla S13. Sul piano meccanico la vettura aveva le stesse caratteristiche meccaniche della vettura originale, quindi la modifica riguardava soltanto la parte estetica ed esterna e non una completa rivisitazione per come invece era successo alla Sileighty.
Il risultato estetico delle due vetture è molto soggettivo, ma è innegabile che entrambe abbiano fatto raggiungere l’apice, ai due modelli più iconici di Nissan nel mondo delle coupè sportive per tutte le tasche.
Domenico Borrescio | Cosenza 13 aprile 2020